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35.000 barili al giorno bloccati dagli Usa, ora 4 Paesi sfidano il blocco petrolifero su Cuba

Cos’è successo
Il 3 gennaio 2026 le forze speciali americane hanno catturato Nicolás Maduro a Caracas nell'operazione "Absolute Resolve". Il giorno stesso Trump ha dichiarato che Cuba non avrebbe ricevuto altro petrolio venezuelano. Con l'ordine esecutivo 30 gennaio, Washington ha esteso il blocco: qualsiasi Paese che rifornisse Cuba di petrolio, direttamente o indirettamente, sarebbe stato soggetto a tariffe aggiuntive sulle proprie esportazioni verso gli Stati Uniti. Il Venezuela forniva fino al 50% del fabbisogno petrolifero cubano, circa 35.000 barili al giorno, in cambio di personale medico, militare e di intelligence. Con quell'asse spezzato, Cuba si è trovata di fronte alla peggiore crisi energetica dalla caduta dell'Urss.
Il Messico è l'attore più rilevante e più esposto, soprattutto da quando il Venezuela è fuori dai giochi. Pemex, la compagnia petrolifera di Stato messicana, aveva sospeso le forniture a gennaio sotto pressione americana, ma il 22 giugno la presidente Sheinbaum ha annunciato la ripresa delle esportazioni di petrolio verso L'Avana, sfidando direttamente il blocco di Trump in un momento in cui la Casa Bianca perde consenso in Europa e in America Latina. Messico, Cina, Brasile e Italia figurano tra i Paesi che hanno già inviato aiuti umanitari via nave.
La Russia opera su canali più opachi. Una nave con bandiera di Hong Kong carica di 200.000 barili di diesel russo ha tentato una consegna a Cuba, dirottando poi in Venezuela. Mosca non ha interessi petroliferi diretti nell'isola, ma ha motivazioni geopolitiche precise: mantenere una presenza in America Latina come leva di pressione su Washington, sullo stesso modello del sostegno a Caracas degli ultimi vent'anni. La Cina ha privilegiato il canale umanitario: aiuti alimentari e medici, senza un impegno petrolifero diretto dichiarato. La motivazione è preservare un alleato strategico senza esporsi a un confronto diretto con gli Usa su un dossier che Pechino considera periferico rispetto a Taiwan e ai semiconduttori. Il Canada ha scelto il registro più cauto: 13,5 milioni di dollari canadesi in programmi alimentari e nutrizionali attraverso organizzazioni internazionali. Un sostegno reale ma costruito per evitare l'attrito diretto con Washington.
Perché conta
Il blocco petrolifero su Cuba è il primo efficace dai tempi della crisi missilistica del 1962, e le risposte dei Paesi terzi rivelano i limiti delle sanzioni secondarie come strumento di politica estera.
- L'ordine esecutivo del 30 gennaio mette ogni Paese davanti a una scelta tra mercato americano e solidarietà con L'Avana. Per il Messico, che esporta il 70% della propria produzione verso gli Usa, il costo potenziale di tariffe americane è enorme. La decisione di Sheinbaum di riprendere le forniture è quindi anche un test sulla credibilità delle minacce di Trump verso un partner commerciale di primo livello;
- La Russia dimostra che il blocco è permeabile per definizione. Le navi senza transponder attivi, il cosiddetto "shadow fleet" già usato per eludere le sanzioni sul petrolio russo, possono raggiungere Cuba senza lasciare traccia verificabile. Washington può minacciare tariffe su paesi identificabili, non su rotte invisibili;
- Secondo un sondaggio YouGov condotto tra l'11 e il 25 marzo 2026 su un campione di oltre 1.000 intervistati per Paese, il gradimento netto di Trump è compreso tra -60% e -90% in Francia, Regno Unito, Italia, Spagna, Germania e Danimarca, con una traiettoria in peggioramento costante da dicembre 2025. Il costo diplomatico del blocco su Cuba si somma a quello della guerra in Iran, riducendo ulteriormente la disponibilità degli alleati europei a sostenere la linea americana.
Adesso
- La mossa di Sheinbaum è la variabile più urgente. Se Pemex riprende effettivamente le consegne e Trump risponde con tariffe sul Messico, si apre un confronto commerciale che nessuno dei due può permettersi facilmente. Se Trump non risponde, il blocco perde credibilità come strumento di deterrenza verso i Paesi terzi;
- Il Dipartimento del Tesoro americano ha già aperto uno spiraglio, autorizzando la rivendita di petrolio venezuelano a Cuba per "uso commerciale e umanitario", segnale che Washington riconosce i limiti politici di un blocco totale. La gestione di questa eccezione determinerà quanto spazio rimane agli altri paesi per operare senza esporsi a ritorsioni formali.