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3 temi su cui Usa e Iran si sono accordati e 3 punti che potrebbero far saltare la tregua

Cos’è successo
I motori della diplomazia si sono finalmente accesi e i negoziati tra Usa e Iran sono ufficialmente partiti in Svizzera, con la mediazione di Pakistan e Qatar, ma l'ottimismo iniziale deve fare i conti con una tregua che appare fin da subito estremamente fragile. Sebbene i canali di dialogo si siano riaperti, la gestione tecnica dei dettagli sui dossier più scottanti – come il monitoraggio dei siti nucleari e i passaggi legislativi per la rimozione delle sanzioni – rischia di impantanare i negoziati ben oltre le scadenze previste.
A rendere il quadro ancora più precario sono le profonde tensioni sul campo, in un Medio Oriente che di fatto è ancora in guerra: l'instabilità delle rotte commerciali nello Stretto di Hormuz, la dichiarata diffidenza verso l'accordo di Israele, che in Libano non sembra volersi fermare, e le pressioni della retorica politica incrociata minacciano di far deragliare la stabilità geopolitica prima ancora che si possa giungere a un'intesa strutturale.
Perché conta
I colloqui bilaterali hanno comunque permesso di registrare i primi progressi e di fissare i punti su cui le diplomazie mostrano una parziale convergenza:
- L'accordo su una tabella di marcia di 60 giorni per raggiungere un'intesa definitiva, la cui supervisione politica sarà affidata a una commissione di alto livello incaricata di coordinare i singoli gruppi di lavoro tecnici;
- L'attivazione di canali d'emergenza per ridurre il rischio di escalation militare, nello specifico una linea di comunicazione per il controllo dello Stretto e una de-confliction cell per favorire la fine delle ostilità in Libano;
- L'applicazione di una moratoria sulle sanzioni petrolifere da parte di Washington e il contestuale sblocco di alcuni fondi iraniani congelati, concessioni necessarie per mantenere aperti i tavoli negoziali sul nucleare.
Adesso
Ciononostante, i potenziali punti di attrito restano intatti e immutati:
- Il traffico navale nello Stretto rimane fortemente incerto per via delle reciproche minacce e degli attacchi continui tra le parti, una condizione di insicurezza che ha spinto molti vettori commerciali a navigare a radar spenti;
- La situazione sul fronte in Libano resta del tutto incerta per via della postura di Israele, che non accetta di buon grado la tregua per calcoli strategici propri e ha già confermato, tramite il premier Benjamin Netanyahu, di voler mantenere presidi militari nel sud del Paese;
- La ricorrenza di giovedì 25 giugno della festa sciita dell'Ashura, incentrata sull'esaltazione del martirio, rappresenta un momento ad altissima tensione emotiva che potrebbe essere accompagnata da iniziative offensive da parte di Houthi, Hezbollah e altri proxy iraniani, rischiando di far crollare la fragile tregua prima della scadenza – eventualmente prorogabile – di 60 giorni.