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3 modi in cui Ue e Nato possono rispondere all’attacco con drone russo in Romania

Cos’è successo
Nuovo rischio di escalation in Europa orientale, ma gli scenari che si aprono complessi. Un drone russo, infatti, ha colpito l'ultimo piano di un complesso residenziale nella città romena di Galati, non lontano dal confine con l’Ucraina, provocando un violento incendio e il ferimento di due civili. Nonostante il decollo immediato di due caccia F-16, le forze armate locali hanno avuto un margine di reazione di appena quattro minuti, paralizzate dal divieto legale di colpire ordigni all'interno dello spazio aereo ucraino.
L'impatto ha scatenato la reazione durissima della Nato e dei vertici della Ue, con la presidente Ursula von der Leyen che ha denunciato il superamento di una nuova linea rossa da parte di Mosca. A differenza dei casi precedenti, 47 secondo alcune ricostruzioni, in cui sul suolo rumeno erano caduti solo detriti inerti dovuti alla contraerea di Kiev, l'esplosione dell'intero carico bellico nel cuore di una città alleata rappresenta un caso unico: per la prima volta dall'inizio della guerra, i cittadini di un Paese Nato sono rimasti feriti. La Russia non ha ancora formalmente commentato.
Perché conta
La gravità dell'evento costringe le istituzioni euroatlantiche a ridefinire i confini della propria sicurezza per tre ragioni fondamentali:
- L’accaduto mette a nudo i limiti operativi della difesa sul fianco Est, dove le regole d'ingaggio impediscono di neutralizzare le minacce prima che varchino il confine alleato;
- L’attacco trasforma una crisi di frontiera in una minaccia diretta alla popolazione civile, rendendo impossibile declassare in modo automatico l'evento a semplice incidente marginale;
- Evidenzia, inoltre, la vulnerabilità strategica dei porti sul Danubio, spingendo la Ue a pretendere risposte economiche e militari per tutelare la stabilità dell'intera area.
Adesso
Considerato che l’attivazione dell’articolo 5 del Trattato Atlantico – quello sulla mutua difesa – non prevede automatismi, il sistema Ue-Nato può mettere in campo varie contromosse, che rientrano in un range che va dalla reazione simbolica-diplomatica all'escalation.
- Risposta diplomatica: la Nato ha la possibilità di attivare invece l'Articolo 4, focalizzato sulla convocazione di consultazioni, rafforzamento dei sistemi di difesa Patriot e sull'intensificazione del pattugliamento aereo sul Mar Nero, mentre l’Ue può studiare un nuovo strumento di sanzioni mirate contro i vertici militari russi e condannare – come già sta facendo – quanto accaduto;
- Risposta difensiva avanzata: viene istituita una zona di protezione aerea avanzata nei cieli dell'Ucraina occidentale, autorizzando i sistemi missilistici Nato ad abbattere i vettori russi prima del loro ingresso nello spazio aereo europeo;
- Escalation massima: con l'invocazione dell'Articolo 5 per difesa collettiva, che aprirebbe la strada a raid mirati contro le basi di lancio in Crimea o all'imposizione di una no-fly zone totale sulla regione.