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24 Paesi già pronti a mettere in sicurezza Hormuz dopo la tregua, mentre Roma avvicina 2 cacciamine allo Stretto

Cos’è successo
I ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto, sono stati ascoltati in audizione congiunta dalle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato sulla crisi di Hormuz. Il messaggio del governo è stato netto: l'Italia è disponibile a partecipare alla missione multilaterale di sminamento e libertà di navigazione, ma solo dopo la cessazione definitiva delle ostilità, con una cornice giuridica internazionale definita e previa autorizzazione parlamentare.
Crosetto ha rivelato che servirebbe quasi un mese di navigazione per raggiungere il Golfo Persico e l'Italia sta già pre-posizionando due unità cacciamine: prima nel Mediterraneo orientale, poi nel Mar Rosso, nell'ambito delle missioni già in corso. Una pianificazione anticipata che non è ancora una missione, ma che prepara il terreno perché una missione sia possibile.
Perché conta
Hormuz non è una crisi navale ordinaria: il problema tecnico centrale sono le mine, di cui nessuno, compresi gli iraniani, conosce localizzazione né numero esatto. Questo rende indispensabili l’utilizzo di assetti altamente specializzati. Come ricordato dal ministro Crosetto, la risposta internazionale alla crisi ha già una forma: 40 Paesi stanno valutando come contribuire, 24 hanno già formalizzato la disponibilità con capacità operative concrete.
- Il blocco europeo occidentale. Francia, Regno Unito, Germania, Spagna e Belgio formano il nucleo di forza più rilevante. Parigi ha già preposizionato nel Mar Rosso la portaerei con due fregate e due cacciamine, rendendo disponibili ulteriori assetti già presenti nella regione. Londra schiera un cacciatorpediniere, un'unità di supporto e cacciamine. Berlino contribuisce con un cacciamine e un'unità di supporto. Madrid mette in campo una fregata già operante nell'area e un cacciamine. Il Belgio partecipa con due unità cacciamine;
- Il fianco nord e baltico. Norvegia, Estonia, Lettonia, Lituania e Paesi Bassi completano il quadro europeo con capacità subacquee e di neutralizzazione mine. Oslo dispiega sistemi specializzati nelle contromisure mine; Estonia con una unità cacciamine; Lettonia, Lituania e Paesi Bassi mettono a disposizione personale specializzato in attività subacquee. La Slovacchia rende disponibili capacità anfibie;
- La dimensione globale e la doppia architettura. Canada, Australia e Nuova Zelanda hanno già aderito, confermando la natura extra-europea dello sforzo. Parallelamente, gli Stati Uniti promuovono una seconda iniziativa, il Maritime Freedom Council, per coordinare le dimensioni diplomatiche, militari e informative sulla sicurezza marittima dell'area. Due architetture distinte che dovranno necessariamente convergere: un segnale che la governance della crisi post-conflitto è già oggetto di competizione tra modelli.
Adesso
- Crosetto è stato esplicito: il pre-posizionamento dei cacciamine è una misura precauzionale che non anticipa alcuna autorizzazione. Ma la logistica militare ha i suoi tempi, e la finestra per essere operativi a Hormuz si apre solo se ci si muove prima che la pace arrivi. Il Parlamento sarà chiamato a decidere in un quadro già parzialmente definito dai movimenti preparatori;
- Tajani ha ribadito che Hormuz non è una crisi regionale da cui tenersi alla larga, ma uno shock globale che tocca la sicurezza nazionale e la competitività del sistema produttivo. Il posizionamento è chiaro. La prova arriverà quando la tregua si materializzerà e Roma dovrà tradurre le dichiarazioni in assetti effettivi, coordinandosi con partner che si sono già mossi con più anticipo;
- Tajani ha ribadito che la sicurezza dei militari italiani in Libano (Unifil) è una priorità assoluta. Con una missione a Hormuz all'orizzonte, la Marina Militare si troverebbe a gestire due teatri simultanei ad alta intensità operativa, un test per le capacità italiane e per la tenuta politica del consenso parlamentare.