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22 Paesi OCSE su 27 registrano un declino della biodiversità agricola

Cos’è successo
Organisation for Economic Co-operation and Development ha pubblicato il report Environmental Performance of Agriculture in OECD Countries 2026: Key Trends and Insights, evidenziando un deterioramento strutturale di biodiversità e qualità ambientale nei sistemi agricoli OCSE. Il dato più rilevante riguarda il declino della biodiversità agricola: l’81% dei paesi OCSE che monitora gli uccelli agricoli (22 su 27) ha registrato una diminuzione delle popolazioni tra il 2013 e il 2023.
Gli uccelli agricoli sono considerati uno dei principali indicatori proxy della salute degli ecosistemi rurali e della sostenibilità delle pratiche agricole. Parallelamente, il report segnala che il surplus massimo di azoto per ettaro è tornato sopra i 200 kg/ha dopo il 2010 in alcuni paesi OCSE, aumentando i rischi di eutrofizzazione delle acque, acidificazione dei suoli e degrado ecologico. Un elemento chiave è che i miglioramenti temporanei registrati nel 2022-2023 non derivano da trasformazioni strutturali del settore, ma soprattutto dall’aumento eccezionale dei prezzi dei fertilizzanti legato alla guerra in Ucraina.
Perché conta
Il report mostra che la sostenibilità agricola OCSE rimane fortemente dipendente da variabili esterne e altamente volatili (energia, fertilizzanti, geopolitica e shock climatici) più che da una trasformazione consolidata dei modelli produttivi.
- Questo crea due vettori di rischio distinti. Il primo è un rischio fisico progressivo: perdita di biodiversità, impoverimento del suolo, pressione sugli ecosistemi agricoli e riduzione della resilienza naturale delle colture;
- Il secondo è un rischio sistemico legato ai fattori produttivi: shock improvvisi sui prezzi di fertilizzanti, energia o input agricoli possono modificare rapidamente costi, rese e stabilità finanziaria delle filiere agroalimentari. Per il settore agroalimentare europeo e italiano il tema è particolarmente critico;
- Molte filiere mediterranee operano già in condizioni di stress idrico crescente, volatilità energetica e forte esposizione climatica. La combinazione tra degrado ecologico e dipendenza da input esterni rischia di aumentare la fragilità strutturale dell’intero sistema agricolo nei prossimi anni.
Adesso
- La pressione regolatoria e industriale sull’agricoltura europea continuerà ad aumentare. Nei prossimi anni crescerà il focus su riduzione dell’uso di fertilizzanti, agricoltura rigenerativa, biodiversità, monitoraggio satellitare delle colture e tecnologie di precision farming;
- Parallelamente, i governi e le istituzioni europee dovranno affrontare una questione strategica sempre più evidente: come mantenere competitività e sicurezza alimentare senza aggravare il degrado ambientale e la dipendenza geopolitica dagli input agricoli;
- Per l’Italia questo significa accelerare investimenti in gestione idrica, innovazione agricola, sensoristica, AI applicata alle colture e resilienza delle filiere agroalimentari, soprattutto nelle aree più esposte a siccità e desertificazione.